Biografia

    Ai margini di questo catalogo mi si chiede di definirmi e qualche cenno alle mie origini. Di questo per altro è già stato scritto sommariamente. A integrazione qualche dettaglio che poco interessa.

    Son nato in quel di Pietrasanta in Versilia (LU), città conosciuta nel mondo per la sua vocazione artistica, culturale e turistica.
    Mio padre Ettore, operaio marmista, addetto alla segagione del marmo. Gran lavoratore faceva anche i doppi turni per non farci mancare il pane.
    Un tenore mancato, l’ho sentito più volte cantare Tosca, Bohème, Turandot, una specie di Di Stefano, insomma.
    Mia madre, Maggi Angiola, bellissima e argutissima benché abbia fatto poca scuola. Ancora adolescenti, hanno messo al mondo otto figli, me compreso.
    Un po’ di stenti, pochi mezzi, ma abbiamo superato tutto con onestà e dignità.

    Posso dire che l’amore per l’arte ce l’ho, come si dice, nei cromosomi.
    Disegnavo sin da ragazzo con quello che passava il convento, ossia le matite colorate, quelle cave sanguigne e ravaneti.
    Ho appreso il disegno alla mitica accademia d’arte della mia città natale dal grande Professor Renani, fiorentino e da un altro grande, che non rammento il nome, a batter di mazzuolo e punta. Frequentato poi un anno all’Istituto d’Arte di Massa. Poi, per mancanza di mezzi, benché promosso, interruppi gli studi seppure con molto dispiacere.
    Ho spiccato poi il volo, dopo il militare (alpino specializzato al tiro a Brunico), direzione Milano, Baveno, Brig, Sion, Saxon, La Tour de Peilz (Courbet). Bella esperienza, ben voluto e stimato per il mio lavoro di marmista rifinitore.
    Oggi risiedo a Domodossola, dove è nata la mia consorte. Ora da un po’ di tempo posso dipingere più liberamente e a tempo pieno.

    Per il definirmi provo un certo imbarazzo.
    Premesso che questo, come risaputo, sia compito di tre entità: i critici d’arte (quelli che sanno, quante cantonate hanno preso certi sapientoni!), il pubblico ed il tempo.
    Per altro posso dire che nelle otto mostre fatte e nei concorsi a cui sono stato invitato, il giudizio che mi ha sempre gratificato e fatto molto piacere e che si è ripetuto moltissime volte verbalmente e con scritti, anche da parte di stranieri, è che i miei paesaggi infondono emozioni di quiete e gioia.

    Mi dispiace solo di non avere spazio per fare scultura. A volte ne sento nostalgia ma mi arrangio. Per questo sovente mi commuovo nel pensare che il grande Modigliani, benché malato, sognava e sperava di andare a scolpire alle cave di Carrara, di fronte al bel nostro litorale tirrenico: per il resto spero che non sia piombato fra coloro che citava il Leopardi, quando nei suoi pensieri asseriva giustamente: “Cosa odiosissima è il parlar molto di se”.
    Per altro ringrazio il Padre Eterno per avermi dato questo dono dell’arte cosicché nei momenti che lavoro “tengo alla cuccia la nevrosi e il muro d’ombra ungarettiano”.
    Viva la vita, nonostante tutto!
     
    Paolo Tarabella

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